tutto ciò che è misurabile è migliorabile !

04 set 2026

Se non misuro non posso migliorare. Ma c’è di più: senza una corretta misurazione, rischio di proporre una metodologia inadeguata con inevitabili conseguenze negative.

Le conseguenze possono andare dal semplice abbandono del percorso di allenamento da parte del soggetto, che evidentemente non avrebbe percepito il programma come realmente allenante e adatto alle proprie esigenze, fino a situazioni ben più gravi. Un soggetto motivato, disciplinato e rispettoso delle indicazioni ricevute, potrebbe infatti arrecare danno alla propria salute nel tentativo di eseguire un programma non adeguato alle sue caratteristiche.

Ecco perché le misurazioni, le valutazioni e l’indagine soggettiva assumono un ruolo fondamentale. Raccogliere il maggior numero possibile di informazioni personali consente di costruire un percorso razionale, personalizzato ed efficace.

Solo attraverso un’accurata analisi iniziale è possibile proporre un programma che abbia un reale valore costruttivo, evitando il rischio di sovraccarichi dannosi e spesso difficili da recuperare in tempi brevi.

Senza titolo

Certo, non siamo cardiochirurghi e non impiantiamo valvole cardiache, tuttavia, lavoriamo quotidianamente con la salute di una popolazione specifica di praticanti sportivi che, nella maggior parte dei casi, si presenta da noi in buone condizioni fisiche. Ebbene, il nostro primo dovere è fare in modo di non comprometterle.
Un metodologo dell’allenamento preparato e consapevole non può esercitare la propria professione navigando a vista. Deve, fin dal primo incontro, cercare di conoscere il maggior numero possibile di aspetti che caratterizzano il soggetto: fisici, fisiologici e anche mentali.
Senza dati concreti e soprattutto attendibili, la performance individuale difficilmente potrà migliorare. Negli sport di endurance si inventa ben poco: quasi tutto è misurabile, prevedibile e programmabile. Anche i risultati.
Da qui nasce la mia personale “allergia” verso quelle proposte che spesso si incontrano sui social, dove tecnici improvvisati o presunti esperti distribuiscono programmi di allenamento standardizzati, indicando con apparente precisione distanze da percorrere e tempi da rispettare, senza possedere l’informazione più importante: la valutazione funzionale dell’atleta a cui tali indicazioni sono rivolte.
Solo analizzando la “carrozzeria” della macchina umana, cioè gli aspetti strutturali e meccanici, e studiandone il “motore”, ovvero le componenti fisiologiche e metaboliche, possiamo costruire un percorso realmente efficace e orientato al miglioramento della prestazione.
I dati raccolti assumono un valore fondamentale sotto due aspetti:
• rappresentano un preciso riferimento operativo durante le sedute di allenamento;
• costituiscono parametri oggettivi di confronto nel tempo, indispensabili per monitorare l’evoluzione della preparazione e verificarne l’efficacia.
Solo partendo dalla conoscenza del dato è possibile migliorare una condizione. Per questo motivo è necessario scoprire le carte, individuare le lacune e lavorare con metodo sulle specifiche aree di miglioramento.
Oggi disponiamo di strumenti che consentono di valutare con precisione un ampio ventaglio di parametri: da quelli fisiologici che definiscono il profilo aerobico e anaerobico individuale, sia sotto il profilo cardiovascolare sia respiratorio, fino ai parametri di forza, potenza ed efficienza espressi nei diversi gesti sportivi specifici.

foto 2 per redazionale settembre 2026

Anche i parametri strettamente biomeccanici rappresentano oggi una fonte preziosa di informazioni.
Nella corsa, per esempio, è possibile rilevare i tempi di contatto al suolo dei due appoggi, la durata delle fasi di volo, le relative altezze e lunghezze, nonché il grado di simmetria o le eventuali asimmetrie tra appoggio destro e appoggio sinistro. Si tratta di dati estremamente utili per comprendere l’efficienza del gesto tecnico, individuare possibili criticità e intervenire in modo mirato per ottimizzare la meccanica di corsa.

foto 3 per redazionale settembre 2026

Nel ciclismo, possiamo analizzare non soltanto la potenza espressa complessivamente e la sua distribuzione tra arto destro e sinistro, ma anche il contributo di ciascun settore della pedalata lungo l’intera rivoluzione di 360 gradi della pedivella oltre a mettere in realzione la potenza espressa con il numero di pedalate /minuto (RPM ) . Queste analisi consentono per esempio di evidenziare eventuali dispersioni di efficacia durante il gesto e di individuare con precisione gli angoli in cui la produzione di forza risulta più o meno efficiente.

Tutti questi dati contribuiscono concretamente alla costruzione di una vera e propria banca dati personale dell’atleta. Un patrimonio di informazioni indispensabile per comprendere il suo stato attuale, monitorarne l’evoluzione nel tempo e orientare con precisione le scelte metodologiche.

foto 5 per redazionale settembre2026

In definitiva, il metodologo dell’allenamento, professionista preparato e realmente professionale, non può prescindere da questa filosofia di lavoro. Deve essere costantemente alla ricerca di nuove informazioni e, allo stesso tempo, impegnarsi nell’aggiornamento dei dati già acquisiti. Non dobbiamo infatti dimenticare che la macchina umana è un sistema dinamico: si evolve, si adatta, cambia nel tempo. Diventa quindi fondamentale che il metodologo venga a conoscenza il più rapidamente possibile di questi cambiamenti e dei nuovi valori che caratterizzano l’atleta.
Per raggiungere questo obiettivo è necessario un lavoro meticoloso, svolto sia in laboratorio sia sul campo. È altrettanto indispensabile costruire una relazione solida tra metodologo e atleta, fondata sulla conoscenza diretta, sull’osservazione continua e sulla condivisione del percorso di preparazione. Solo così è possibile avere una fotografia reale e costantemente aggiornata dello stato di forma del soggetto.
Tutto questo non si acquista online e non può essere sostituito da programmi standardizzati o da indicazioni generiche distribuite a distanza. Si costruisce attraverso la presenza, il confronto e la valutazione continua, perché la valutazione funzionale dell’atleta non rappresenta un semplice valore aggiunto ma è un elemento indispensabile per guidare il miglioramento della performance e, al tempo stesso, tutelarne la salute.
Perciò misuriamo tutto ciò che è misurabile e, per quanto possibile, rendiamo misurabile ciò che fino a ieri non lo era.

foto convegno triathlon - Copia