
allora dimmi …“ i limiti non esistono …i limiti sono solo dentro alla tua testa…i limiti sono fatti per essere superati…” altre minch… ?
25 mag 2026Molto spesso si leggono e si sentono questi slogan da “social low cost”; in questo momento storico poi, dove due uomini hanno infranto il muro delle 2h00′ nella maratona… apriti cielo!
Una serie innumerevole di “influencer della corsa” hanno invaso i social con dichiarazioni alquanto discutibili…
Cari atleti… mi sento di darvi una brutta notizia, anzi, mi sento semplicemente in diritto di comunicarvi un mio parere da onesto allenatore e metodologo dell’allenamento ormai (purtroppo) navigato: i limiti esistono, eccome se esistono! Vi prego, non credete ai maghi, ai coach predicatori da social, ai Wanna Marchi della corsa che vi vogliono far credere che esista la sabbia che guarisce e le alghe secche e il tarassaco che fanno miracoli. Nessuno vi potrà portare oltre il vostro limite!
Inculcare nella testa dell’atleta il concetto che non esistono limiti è molto pericoloso perché contribuisce a creare falsissime aspettative generando inevitabilmente continui stress e frustrazioni ; il “ fuffa-coach “ a quel punto si erge a coach miracoloso e a mio avviso vi prende anche un po’ in giro ….
Un coach serio, un metodologo dell’allenamento preparato che ha studiato la materia, sa che non è così; sa che non si fanno magie, nessun allenatore ha la bacchetta magica per farti superare il tuo limite.
Quello che invece un bravo metodologo può fare è avvicinare il soggetto/atleta al suo vero limite. Avvicinarlo e forse raggiungerlo, ma non certo superarlo.
Il limite personale, che non conosciamo fino a quando non lo raggiungiamo, esiste eccome, ed è scritto nel nostro DNA fin dalla nascita.
Se non avessimo limiti, con il lavoro adeguato diventeremmo probabilmente tutti dei campioni, ma così non è, a quanto pare…
Sicuramente c’è anche un fraintendimento di base: molti atleti confondono il concetto di limite con quello di traguardo temporale. Quando inizi vali 0 o poco più, ti alleni un po’, magari anche male, ma in breve tempo vali 20; ti alleni ancora, magari con metodo, e potrai valere 50, poi forse 60/70, ma a un certo punto… game over!
Il tuo 100 è scritto nel tuo DNA!
E poi, quello che mi fa impazzire è la negazione, da parte di alcuni social coach, della verità sul limite oggettivo.
Due uomini sotto le due ore in maratona: tripudio “virale”, proclami sui social, dichiarazioni a raffica dopo che Sebastian Sawe e Yomif Kejelcha hanno fatto registrare 1h59’ in maratona.
Tutti i Wanna Marchi della corsa a gridare ai quattro venti che questo dimostra che non esistono limiti e che tutto è possibile.
Proviamo banalmente a chiedere a questi due signori se un giorno l’uomo riuscirà a correre la maratona in 1h40′. Consapevole che siano difficilmente interpellabili, intanto provo a rispondere io: sì, l’uomo potrà percorrere la maratona in 1h40′… se gli facciamo indossare le scarpe che vedete sotto…

Se la Federazione Mondiale di Atletica Leggera un giorno omologherà le scarpe con le molle, probabilmente l’uomo potrà percorrere 42,195 km in 1h40′.
A questo proposito apro una parentesi di riflessione ulteriore: è indiscutibile che la tecnologia abbia dato, nel tempo, un importante contributo al miglioramento cronometrico delle performance in tutti gli sport; soluzioni tecnologiche però a volte rinnegate dalle stesse federazioni internazionali, consapevoli che l’aiuto conferito all’uomo fosse davvero eccessivo. Basta pensare ai famosi “costumoni” nel nuoto: una montagna di record precedenti infranti anche pesantemente, nuovi record poi messi doverosamente in discussione, tant’è che successivamente l’utilizzo di questi “costumi” è stato fortemente limitato, regolamentandone dimensioni e spessori.
Abbiamo assistito a un totale bluff sul superamento dei limiti!
Insomma, i limiti – fisici, fisiologici, metabolici e anche mentali – ci sono sia a livello soggettivo e quindi personale, sia a livello oggettivo, ossia umano.
I metodologi seri non sono imbonitori, non ti raccontano fantascienza: hanno “solamente” il compito di far avvicinare il più possibile il soggetto/atleta al proprio limite, quello scritto nel suo DNA, curando il maggior numero possibile di dettagli per raggiungere un obiettivo reale.
Questo fa sì che si distinguano, per onestà professionale e competenze, dai “social training coach low cost”, anche un po’ “social mental coach”, anche un po’ “social nutrition coach”… insomma un po’ “social total coach”: i tuttofare virali che ti sanno spiegare e consigliare su tutto, dei veri e propri “life social coach”.
Vi prego, non dichiarate pubblicamente che grazie al vostro allenatore avete superato il limite, o quantomeno contestualizzatelo.
Avete superato quello che fino a quel momento ritenevate il vostro limite, ma in realtà era solo uno dei traguardi del vostro percorso.
Riconoscete al vostro allenatore non la capacità di usare la bacchetta magica, ma le competenze per avervi capito, compreso, analizzato e allenato al fine di portarvi a un miglioramento già previsto nel vostro DNA, ma ancora tutto da scoprire… e già questa non è una cosa da poco.
Cari atleti, come sempre diffidate dalle imitazioni … e buon allenamento!

