KATUTURA

In qualità di tecnico della squadra azzurra di triathlon da alcuni anni conduco dei collegiali lunghi in Namibia; una terra africana che ci permette di allenarci in quota, Windhoek la capitale namibiana è a 1800 metri di altitudine, ideale per creare delle situazioni allenanti volutamente difficili a causa della minor pressione atmosferica.
E proprio qui in Namibia ho avuto io stesso l’opportunità di conoscere un mondo che fino a qualche anno fa potevo solo immaginare o realizzare osservando qualche foto; un mondo fatto di fame e di miseria, ma anche di semplicità e di sorrisi, il mondo delle baraccopoli di Katutura e dei villaggi limitrofi.
E’ così che ho voluto con forza costruire un progetto di aiuto, “Katutura Project”, un progetto di assistenza e solidarietà che, seppur modesto, ha un valore importante perché è un progetto vero e concreto!

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In cosa consiste Katutura project
questo progetto ha “ semplicemente l’obiettivo di raccogliere e distribuire scarpe usate, ma forse per gli abitanti di Katutura è anche di più; è considerazione, è attenzione, è dimostrazione che qualcuno si ricorda di loro in un mondo attorno che forse un po’ di loro si è dimenticato.
Katutura nel suo significato etimologico significa : “the place where people do not want to live“… il posto dove non vorresti vivere. Credo non servano commenti!
Quando arrivi in quel posto, transitando lentamente con il furgone, studiando la zona più adatta per sostare tra loro, percepisci da subito un’atmosfera di perplessità, forse pregiudizio e titubanza, ma bastano pochi secondi: parcheggi il furgone, scendi, un “hi guys, come on!”, gli fai un sorriso che non puoi non fare e sei subito con loro, invaso e circondato da questa gente così semplice e trasparente.
Katutura Project non dona tablet o smartphone ma semplicemente scarpe e nemmeno nuove, ma da infilare subito, in tempo zero, senza libretto di istruzioni e collegamenti wi-fi, senza abbonamenti pre-pagati, senza auricolari, ma semplicemente scarpe per andare a scuola (chi ci va) o per camminare verso il lavoro senza bruciarsi i piedi o per giocare con un pallone sgonfio senza rompersi le unghie.
Ma sinceramente in tutto questo chi ci “guadagna” di più siamo noi, io e tutti quelli che mi vogliono accompagnare in questa percorso; noi che viviamo periodicamente questa splendida esperienza.
Non ha prezzo avere l’opportunità, perché di opportunità si tratta, di calarsi in questa realtà e provocare sorpresa, sorrisi, festa.
Sì, perché siamo noi che andiamo a riscuotere sorrisi e affetto; è quello che ti può dare, e non è poco, questa gente che io ho sempre definito “pulita”.

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Questo progetto vive da anni grazie alla sensibilità e alla solidarietà della gente comune, degli sportivi e non, di tutti coloro che ad ogni occasione e ad ogni mia chiamata mi aiutano nella raccolta del materiale, contribuiscono alle spese di trasporto, mi sostengono con la loro voce e il loro entusiasmo, contribuiscono in maniera forte a mantenere in vita questa iniziativa:
“Katutura Projec: non fare le scarpe all’Africa, donale”

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